Costume & ... Takkarata PDF Stampa
Il gruppo folclorico LA TAKKARATA è sorto come gruppo di ricerca nel 1970, richiamandosi alle rappresentazioni dei gruppi spontanei costituita tra la fine dell‘800 e gli inizi del 900, riportate dalle cronache fragnetane dell’epoca. In quegli anni il gruppo metteva a frutto le tradizioni popolari già mantenute vive dagli appassionati nei decenni precedenti con rappresentazioni varie nei periodi di carnevale, durante le estati fragnetane e le feste patronali (S. Nicola: “Santunikulài và p’la Terra” e Sant’Anna con “la festa de le karra”).

Diveniva quindi il naturale prosieguo del gruppo amatoriale strutturatosi negli anni 30 e che aveva operato sino alla fine degli anni 50.
I riferimenti maggiori erano rivolti al “ballo della taccarata” (1800), così definito per l’uso ritmico che si fa delle “tàkkare” bacchette di ulivo stagionato, al suono dell’originale motivo musicale. I costumi prendono idea da descrizioni di vita paesana sin dalla metà del 1800 e “presentano qualcosa di albanese, misto all’orientale, con i tanti merletti multicolori che vengono utilizzati per il ballo della taccarata”. Le ragazze indossano il vestito di gala (cerimonia nuziale) della gente del borgo e anche delle contadine locali. Un costume ricco ed armonioso con gonna di panno blu a pieghe fitte, galloni tradizionali, grembiule rosso, camicia bianca ricca id merletti e gonfia sulle maniche, fazzoletto bianco in testa (‘a mappùccia), corpetto di panno blu ricamato in oro, scialle di panno blu, rifinito con gallono dorati.
Il costume maschile si compone di gilèt di panno nero, calzoni corti al ginocchio con bottoni dorati, camicia bianca gonfia sulle maniche, calzari di cuoio e mocassino con borchie metalliche color oro. Accessori: giacca, mantello e cappello.
in proposito sono particolarmente esplicativi: “la shkugnatùra” - “u balletu d’gliu panariègliu” - “i zing’ri kaudarari” - “la ballata d’Santunikulai” ed altri canti coreografati.
Nel 1992, per motivi di trascrizione in vernacolo è per la giusta causa assunta nelle aree di ricerca per evidenziare un riferimento fonetico più consono alla dizione dialettale, le lettere CC della denominazione sono state tramutate in KK.
Bisognerà aggiungere che lo spunto per una rappresentazione specifica delle danze e dei canti coreografati consente ala gruppo di portarsi dietro tutta una serie di attrezzi di antica utensileria che fanno de la TAKKARATA un promotore, propositore del vivo di una “mostra museale itinerante delle arti e tradizioni popolari e contadine”.
L’esposizione necessaria degli utensili prima e durante lo spettacolo coinvolge maggiormente l’interesse e l’attenzione dello spettatore.
Il tema dominante della rappresentazione è quello dell’approccio e dell’innamoramento (‘U ballu d’gli zitiègli - ‘A l’acqua a la fùntànèlla); e in questo ambito si sviluppa l’intera esibizione attraverso i canti (caratteristici e originali: la girulella, ki t‘ l’è fatta, etc..) e le danze sull’aia o in altro contesto, sino ad esempio alla danza finale con la serenata agli sposi (la santa notte bella - u balletu d’egliu panariègliu).
Si tende in definitiva a presentare dei flashes di vita contadina e popolare di Fragneto Monforte rapportandola al contesto del Sannio beneventano.